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La storia di Sofia: dall’ittero persistente al trapianto

La Redazione 3 min di lettura

Quella raccontata è uno scenario clinico illustrativo, costruito a partire da casi reali documentati in letteratura ma non riferito a un singolo paziente. Nomi e dettagli identificativi sono di fantasia.

“Quando l’abbiamo portata a casa dall’ospedale era un po’ gialla, ma ci avevano detto che era normale. La pediatra alla prima visita ci ha rassicurato: passerà.” Inizia così la storia di Sofia, raccontata dalla mamma a distanza di cinque anni dalla diagnosi.

Il primo mese: la pazienza che si trasforma in dubbio

Nelle prime settimane il colorito giallognolo resta. Sofia mangia bene, dorme bene, cresce regolarmente. Tutto sembra rientrare nella categoria delle “cose normali del neonato”. La mamma comincia a notare che le feci, però, “non hanno proprio il colore giallo arancione di mio nipote”, ma le sembra un dettaglio.

Nessuno mi aveva mai detto che il colore delle feci era una cosa da guardare. Lo guardavo, ma non sapevo che fosse importante.

Il bilancio di salute dei due mesi

Alla visita dei due mesi, l’ittero è ancora visibile. Il pediatra prescrive un controllo del sangue: la bilirubina totale è elevata, ma — racconta la madre — “non avevano chiesto la diretta”. Si aspetta ancora qualche settimana, sperando in una normalizzazione spontanea.

Quando, intorno ai tre mesi, le feci diventano chiare “in modo evidente, da non poter ignorare”, la famiglia chiede una valutazione specialistica. Il quadro biochimico ed ecografico orienta rapidamente verso un’atresia delle vie biliari.

La Kasai e il dopo

L’intervento di portoenterostomia secondo Kasai viene eseguito a 98 giorni di vita. Tecnicamente riuscito, ma fuori dalla finestra prognostica più favorevole. Nei mesi successivi la funzione epatica si deteriora progressivamente, fino all’indicazione al trapianto, eseguito poco prima dei due anni.

Oggi Sofia ha cinque anni, frequenta la scuola materna, fa terapia immunosoppressiva, controlli periodici e una vita “molto più simile a quella degli altri bambini di quanto pensassi possibile, quando ce l’hanno detto”. La famiglia ha imparato un nuovo vocabolario — bilirubina, INR, MELD pediatrico — che fino a tre anni prima non sapeva esistesse.

“Quello che vorrei avessero detto a noi”

Alla domanda su cosa direbbe oggi a una famiglia con un neonato itterico, la risposta è netta:

  • “Guardate le feci a ogni cambio, alla luce del giorno.”
  • “Se a due settimane è ancora giallo, chiedete la bilirubina diretta. Non quella totale: quella diretta.”
  • “Non sentitevi in colpa se chiedete una visita ‘in più’. Una visita in più non fa danni; una in meno può farne tanti.”

La storia di Sofia — costruita su elementi clinici tipici descritti in letteratura — è il motivo per cui la regola dei 14 giorni e la valutazione strutturata del colore delle feci sono il cuore del Progetto PRNN. Per saperne di più sulla patologia, vedi la pagina “Cos’è la colestasi neonatale”.


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Progetto finanziato da

Titolo del progetto: “Re-designing biliary atresia care pathways in Italy: a multicentric national co-operative model”.

Finanziato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), Missione 6 “Salute”, Componente 2 – nell'ambito del topic “Malattie rare: sostegno e potenziamento delle infrastrutture necessarie a sostenere la ricerca”, finanziato dall'Unione Europea – NextGenerationEU.

“Project PNRR-MR1-2023-12378119 CUP I73C24000270006 Funded by the European Union – Next Generation EU – NRRP M6C2 – Investment 2.1 Enhancement and strengthening of biomedical research in the NHS”