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Il progetto

Re-designing biliary atresia care pathways in Italy: a multicentric national co-operative model

Uno studio multicentrico nazionale promosso e coordinato da ISMETT per ridisegnare il percorso di cura dell'atresia delle vie biliari: anticipare la diagnosi, centralizzare le cure e ottimizzare l'accesso al trapianto epatico quando necessario. Un progetto finanziato dal PNRR – NextGenerationEU.

Progetto ISMETT — promosso e coordinato da ISMETT in collaborazione con il Network Italiano per lo Studio dell'Atresia Biliare.

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Cos'è il progetto

Il progetto è realizzato a valere sui fondi PNRR Missione 6, Componente 2, nell'ambito del topic “Malattie rare: sostegno e potenziamento delle infrastrutture necessarie a sostenere la ricerca”, finanziato dall'Unione Europea – NextGenerationEU.

È uno studio osservazionale multicentrico che monitora in modo stretto cinque centri pilota italiani per misurare l'impatto reale dell'introduzione di buone pratiche sulla storia naturale dell'atresia delle vie biliari (AVB).

I cinque centri pilota

  • Palermo
  • Bergamo
  • Brescia
  • Firenze
  • Salerno
Illustrazione: la rete dei centri pilota sul territorio italiano

Perché serve

Il gap che vogliamo colmare

Dieci anni di letteratura, cinquant'anni di Kasai, eppure la finestra di intervento ottimale resta sistematicamente disattesa. I numeri dell'Italia 2017-2021 lo dicono chiaramente.

58 gg
Età media alla diagnosi

Quando dovrebbe essere idealmente entro i 30 giorni.

68 gg
Età media al Kasai

Oltre la finestra di massimo beneficio dell'intervento.

32,5%
Sopravvivenza fegato nativo dopo Kasai

Solo poco più di un terzo dei bambini evita il trapianto.

57%
Trapianto epatico (LT) nel primo anno

Età media al LT: 253 giorni (range 124-1410).

Fonte: Network Italiano per lo Studio dell'Atresia Biliare, coorte 2017-2021 (134 pazienti, 12 centri).

Gli obiettivi

Cosa vuole ottenere il progetto

Quattro obiettivi misurabili che ricalcano le raccomandazioni della EASL Lancet Liver Commission (2021) sul cambio di paradigma nelle malattie epatiche europee.

1

Anticipare la diagnosi

Uso sistematico della carta colore feci nei centri parto, in neonatologia e nella pediatria di base. L'obiettivo è scendere sotto i 30 giorni come età al sospetto diagnostico.

2

Riferimento precoce ai centri specializzati

Formazione mirata di pediatri di libera scelta e neonatologi sul percorso di referral, con il supporto di un sistema di teleconsulto Hub-Spoke per i casi sospetti.

3

Standardizzare i protocolli di cura

Definizione di linee comuni per la gestione diagnostica, chirurgica (Kasai) e post-operatoria, riducendo la variabilità tra centri a parità di volume.

4

Ottimizzare l'accesso al trapianto

Quando il Kasai non è risolutivo, garantire un avvio tempestivo al trapianto epatico, prima del peggioramento clinico, per ridurre morbilità e mortalità pre- e post-trapianto.

Come lo fa

Gli strumenti del progetto

Strumenti operativi, formativi e di rete, integrati in un percorso unico.

Formazione continua

Webinar e corsi di aggiornamento per pediatri, neonatologi e ostetriche, in collaborazione con SIGENP e SIN.

Educazione al nido

Incontri educativi con i genitori durante la degenza, in accordo con le raccomandazioni SIN sulle good clinical practice.

Carta colore feci

Diffusione capillare nei reparti di pediatria neonatale e negli ambulatori della scheda visiva per il riconoscimento precoce.

Teleconsulto Hub-Spoke

Canale comunicativo gestito da ISMETT per pareri e consulti rapidi sui casi sospetti dal territorio. Da finalizzare con i centri partecipanti.

Lo studio osservazionale

Cosa misuriamo sui 5 centri pilota

Cinque centri italiani sono seguiti in modo stretto per verificare l'impatto reale delle azioni del progetto sulla storia naturale della malattia.

  1. 1

    Età alla diagnosi e al Kasai

    Indicatori primari del successo nel comprimere i tempi del percorso.

  2. 2

    Esito del Kasai

    Drenaggio biliare, normalizzazione della bilirubina, complicanze.

  3. 3

    Sopravvivenza con fegato nativo

    Quanti bambini evitano il trapianto e per quanto tempo.

  4. 4

    Qualità della vita di bambini e famiglie

    Outcome non puramente clinico ma centrale per il progetto.

Inserito in una rete più grande

Riferimenti istituzionali

Il progetto non nasce nel vuoto: si poggia su un quadro di network nazionali ed europei e su raccomandazioni cliniche internazionali condivise.

Network Italiano

Network per lo Studio dell'Atresia Biliare

Attivo dal 2018, riunisce 12 centri italiani di epatologia e chirurgia pediatrica. Ha condotto l'analisi 2017-2021 alla base del progetto.

ERN

European Reference Networks

I centri del progetto partecipano alle Reti di Riferimento Europee per le malattie rare epatiche pediatriche.

EASL · Lancet

Lancet Liver Commission

Dicembre 2021: richiesta di un cambiamento di paradigma nelle malattie epatiche europee, con centralizzazione dei pazienti in centri pediatrici ad alto volume.

SIGENP

Società Italiana di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione Pediatrica

Partner per la diffusione formativa del progetto e per il coordinamento clinico tra centri.

SIN

Società Italiana di Neonatologia

Promotrice delle good clinical practice sulla colestasi neonatale già in nursery, integrate nei protocolli del progetto.

IRCCS

Ministero della Salute

Il progetto è finanziato nell'ambito del PNRR – Missione 6 Salute, Componente 2, e si inserisce negli obiettivi in tema di malattie rare con valorizzazione delle reti Hub-Spoke.

Progetto finanziato da

Titolo del progetto: “Re-designing biliary atresia care pathways in Italy: a multicentric national co-operative model”.

Finanziato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), Missione 6 “Salute”, Componente 2 – nell'ambito del topic “Malattie rare: sostegno e potenziamento delle infrastrutture necessarie a sostenere la ricerca”, finanziato dall'Unione Europea – NextGenerationEU.

“Project PNRR-MR1-2023-12378119 CUP I73C24000270006 Funded by the European Union – Next Generation EU – NRRP M6C2 – Investment 2.1 Enhancement and strengthening of biomedical research in the NHS”